Scritto da Nutraceutica Biolife "mar 09, 21" 4 Tempo di lettura

Il sulforafano è un composto che troviamo in alcuni vegetali  come i broccoli, i cavoli e i cavolini di Bruxelles. Per essere certi di assumere il sulforafano dall’alimentazione, è consigliabile consumare le sopracitate verdure poco cotte o crude, in quanto il processo di cottura inattiva l’enzima mirosinasi, responsabile della sua produzione. All’interno dell’organismo, il sulforafano viene distribuito in tutti i tessuti; viene eliminato con tempistiche diverse, ad esempio fegato, reni e cervello impiegano poche ore per espellerlo, mentre permane fino a 24 ore in altri tessuti. Fortunatamente il sulforafano è altamente biodisponibile (fino al 75%).

Numerosi sono gli studi scientifici che hanno indagato le proprietà di questo composto. La sua scoperta si deve al dottor Y. Zhang nel 1992. Egli pubblicò nello stesso anno un articolo sulla rivista PNAS in cui dimostrava che gli isotiocianati, a cui appartiene anche il sulforafano, sono in grado di bloccare il processo di trasformazione neoplastica nei murini attraverso due meccanismi: l’inibizione degli enzmi di fase I, che inducono la produzione di molecole tumorali e l’induzione delle reazioni di fase II, messe in atto dalle cellule per proteggersi dai danni dell’oassidazione che possono portare a mutazioni del DNA e, di conseguenza, alla formazione di masse tumorali.

In studi successi è stato anche dimostrato come il composto sia in grado di mediare alcuni meccanismo antitumorali come l’apoptosi, cioè la morte programmata delle cellule, l’arresto del ciclo cellulare e l’inibizione del fattore NFkB. Non da ultimo il sulforafano inibisce l’angiogenesi meccanismo usato dalle cellule tumorali per indurre la formazione di capillari e quindi crescere ulteriormente e diffondersi per via metastatica.

Queste importanti proprietà hanno reso il composto vegetale utile nel trattamento di patologie anche gravi, in combinazione con i protocolli farmacologici della medicina tradizionale. Si è rilevato un ottimo inibitore dell’aromatasi CYP1A1, implicata nella trascrizione del gene AhR, al centro di processi cancerosi e attiva le heat shock proteins, molecole coinvolte nei processi fisiologici di invecchiamento e media le attività dei proteasomi con meccanismo anti-senescenza.

Nel 2017 è stata provata la capacità del sulforafano di mimare gli effetti della metformina, farmaco antidiabete. E’ molto efficace nei pazienti obesi, riducendo in maniera sensibile i livello di glucosio nel sangue e di emoglobina glicata. Tutto ciò, si pensa possa essere possibile grazie alla capacità del composto di mediare l’espressione di geni coinvolti nella genesi del diabete e di limitare il rilascio di glucosio ad opera delle cellule epatiche, per mezzo dell’inibizione di enzimi chiave del processo del processo di gluconeogenesi.

Indicata l’assunzione di sulforafano anche nelle complicanze di tipo cardiovascolare indotte dal diabete. Nei murini con diabete di tipo I, l’assunzione regolare di sulforafano per 3 mesi ha mostrato un miglioramento nelle condizioni infiammatorie dell’aorta. Sono quindi state accertate le proprietà antinfiammatorie del sulforafano.

In alcuni studi in vito, esso ha inibito l’infiammazione mediata da LPS (lipopolisaccaride, una molecola batterica che stimola fortemente l’infiammazione) attraverso l’inibizione del rilascio di ossido nitrico, TNF-alfa e prostaglandine; grazie alla sua capacità di inibire il rilascio di TNF-alfa, il sulforafano è oggi studiato come trattamento coadiuvante o adiuvante dell’artrite reumatoide.

Passando alle proprietà antineoplastiche del sulforafano, esso ha un’azione inibitoria degli enzimi istone-deacetilasi, che regolano l’espressione genica e potenziali target per il trattamento del cancro. Alcuni metaboliti del sulforafano (in particolare sulforafano-cisteina e sulforafano-acetilcisteina) attivano le MAP-chinasi (ERK, JNK, p38) con l’effetto di inibire la risposta agli androgeni, coinvolti nella patogenesi del tumore alla prostata.

Vi sono degli studi su animali in cui si è dimostrato che l’assunzione di sulforafano ha un effetto protettivo dei reni rispetto all’azione nefrotossica di alcuni farmaci antineoplastici come il cisplatino. Nel carcinama ovarico, il sulforafano ha soppresso la proliferazione, la migrazione ed il ciclo cellulare delle cellule cancerose e ne ha favorito l’apoptosi, inibendo le vie di segnalazione associate al cancro come Bcl-2, Caspasi-3, pAKT, NFkB, Ciclina-D1 e cMyc. Ha inoltre ridotto l’espressione di EGFR-2 nelle cellule tumorali.

Se assunto come coadiuvante della chemioterapia con cisplatino, vi è una maggiore inibizione della proliferazione delle cellule tumorali.

Il sulforafano ha proprietà protettive anche sul sistema nervoso centrale. In base alle risultanze di uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports che ha analizzato gli effetti protettivi ed i meccanismi molecolari del composto nel morbo di Parkinson indotto in un modello murino dal rotenone, una molecola neurotossica, il sulforafano è in grado di inibire la perdita di neuroni dopaminergici e la carenza di attività muscolare indotta dal rotenone. Sono diminuite anche la produzione di specie reattive dell’ossigeno e l’accumulo di sostanze tossiche, mentre sono aumentati i livelli di glutatione con effetto protettivo sull’ossidazione. Il trattamento ha anche ridotto l’apoptosi neuronale ed i livelli di stress ossidativo.

Il sulforafano può essere assunto tramite l’alimentazione oppure essere acquistato in commercio sotto forma di integratore alimentare con formulazione singola oppure abbinato alla curcumina, come nel prodotto Biolife Curcumin Plus. I curcuminoidi, in abbinamento al sulforafano, interrompono i signali proinfoammatori a diversi livelli ed aumentano i livelli di antiossidanti endogeni, agendo in sinergia, quindi moltiplicando l’effetto delle singole molecole. Nell’integratore Biolife Curcumin Plus, la curcumina è titolata al 35% e il sulforafano al 0,3%. Si tratta di un prodotto naturale che ha un ottimo potenziale terapeutico nelle malattie croniche di origine infiammatoria. Può essere utilizzato come coadiuvante o ricostituente nelle malattie nervose, neoplastiche e metaboliche.

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