Scritto da Nutraceutica Biolife "gen 13, 21" 5 Tempo di lettura

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Il REISHI  o GANODERMA LUCIDUM (dal latino “gan” lucido, “derma” pelle e “lucidum” brillante)  anche chiamato LINGH ZHI  in Cina, è annoverato fra le 10 sostanze terapeutiche naturali più efficaci esistenti in natura. In medicina tradizionale cinese (MTC) è chiamato il fungo dell’immortalità o fungo della potenza spirituale perché si ritiene promuova la longevità ed il benessere di corpo e mente.

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Il suo utilizzo ha una tradizione di oltre 4000 anni e va ricordato che il Reishi occupò il posto d’onore nel più antico trattato medico della Cina, il Classico sulle Radici di Erbe del Contadino Divino, compilato intorno al 200 d.C.  basandosi su una raccolta di scritti con documenti che risalivano addirittura al 2700 a.C. Il trattato descrive 365 “medicine” derivate da piante, minerali e sostanze animali che divide in tre categorie: superiore, media e accettabile. Il Reishi è inserito nella prima categoria in cima all’elenco, prima del ginseng. Per appartenere alla categoria superiore, una sostanza, deve avere potenti qualità medicinali e non produrre effetti nocivi o collaterali anche se assunto per lunghi periodi. Le sue proprietà miracolose sono state sfruttate per secoli dalla cultura orientale, inizialmente addirittura il suo uso era riservato solo a nobili e reali ma, negli ultimi decenni, ha generato e continua a generare, un forte interesse anche nella moderna ricerca scientifica Occidentale, trend confermato dall’aumento della domanda nel mercato mondiale. Si tratta di un fungo parassita e saprofita e per il suo gusto amaro e la sua consistenza “legnosa” non è commestibile ma, proprio per questo, una volta raccolto si può conservare per anni. Viene usato anche in forma di tisana o decotto ma il suo impiego è prevalentemente medicinale con la produzione di capsule o in forma liquida.

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Dal corpo fruttifero e micelio del Reishi sono stati isolati circa 400 composti bioattivi tra cui 140 triterpeni/terpenoidi, oltre 200 tipi di polisaccaridi e glicoproteine con proprietà immunomodulante, nucleotidi, ergosteroli, acidi grassi, proteine (come la proteina LZ-8 che ha proprietà immuno-modulatoria) quasi 100 enzimi ed elementi in tracce. Il minerale contenuto in maggiore quantità è il germanio in forma organica, e questo spiega molti dei suoi effetti benefici circa le sue proprietà antiossidanti, ma soprattutto circa la sua azione disintossicante grazie alla capacità di eliminare i metalli pesanti dal nostro corpo.
La maggior parte dei triterpeni di questo fungo è costituita da acidi ganoderici fra cui l’acido ganoderico C che esercita effetti di inibizione della biosintesi endogena di colesterolo, l’acido ganoderico F che contribuisce all’inibizione dell’enzima ACE (enzima di conversione dell’angiotensina), l’acido ganoderico S che esercità attività antiaggregante piastrinica. Ad altri triterpeni contenuti nel Reishi è riconosciuta proprietà citotossica, anti angiogenetica e proapoptotica.
Sul Reishi/Ganoderma Lucidum, sono stati effettuati numerosissimi studi scientifici sia preclinici che clinici grazie proprio alle riconosciute proprietà farmacologiche con effetti antinfiammatori, antiossidanti, chemio-preventivi, epatoprotettivi, antitumorali, ipoglicemizzanti, antibatterici ed antivirali.
Fra le più importanti azioni farmacologiche del Reishi spicca la sua attività epatoprotettiva; è stata infatti ampiamente dimostrata la sua capacità di sostenere la funzionalità e la rigenerazione del parenchima epatico favorendone la detossificazione attraverso l’attivazione degli enzimi di fase 1 e 2.

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Le cellule di Kupffer del fegato possiedono i recettori per i Beta-glucani. I beta-glucani  del  Reishi attivano le suddette cellule e potenziano sia l’azione immunitaria locale sia la capacità di convogliare le tossine verso l’epatocita perché le possa processare. L’ intrinseca peculiarità di questo fungo medicinale nel proteggere il tessuto epatico quando esposto a tossine, fa risultare molto utile la sua somministrazione durante trattamenti farmacologici cronici che sottopongono il fegato a intossicazione e superlavoro. Può essere infatti, utilmente associato alla chemio e radio terapia nei pazienti oncologici per prevenire i danni epatici ad essa conseguenti.
In realtà tale azione epatoprotettiva si esplica su vasta scala come viene evidenziato da una review pubblicata nel 2019 dal dipartimento di farmacologia dell’università Di Pechino in cui si raccolgono oltre ai dati della loro ricerca, anche altri 86 studi scientifici.(1) Vengono evidenziati gli effetti epatoprotettivi di  Reishi/G. lucidum in diverse malattie del fegato, tra cui carcinoma epatocellulare, malattia epatica non alcolica (NAFLD) malattia epatica alcolica, epatite B, infiammazione, fibrosi e danno epatico indotto da sostanze tossiche. I meccanismi di protezione del fegato di G. lucidum variano da malattia a malattia.
Nel carcinoma epatocellulare (un tumore ad alto grado metastatico), come evidenziato da uno studio del 2009, è stata osservata un'inibizione dose-risposta nella dimensione, volume e peso medio dei tumori, dopo somministrazione orale di estratto di Ganoderma Lucidum. E’ risultato significativamente diminuito anche il numero di topi con tumore metastatico, il numero di organi colpiti e il numero di focolai tumorali nonché anche diminuite le attività di Metallo Proteinasi 2 e 9 (nel siero dei topi) dopo somministrazione orale dell’estratto del fungo. Le conclusioni sono state che, il Ganoderma, (in questo caso grazie all’acido lucidenico), potrebbe essere utile come sostanza chemio-preventiva per la tumorigenesi e metastasi di epatocarcinoma. (2)(3)

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Sempre riguardo all’epatocarcinoma, un recente studio datato Dicembre 2020 ha evidenziato che, l'estrazione supercritica ad alta pressione (in presenza di CO2) del corpo fruttifero di G. lucidum può essere utilizzata per ottenere un agente antitumorale ricco di triterpenoidi, che può avere un potenziale significato clinico per il trattamento del carcinoma epatico. (4)
Altri studi hanno dimostrato la capacità del Reishi di proteggere il fegato da possibili danni tossici dati da Cadmio (5),  LPS (6),  Galattosammina  (in  questo caso la protezione si è manifestata alla dose di 180mg/kg ) (7),  Tetracloruro di Carbonio (8) con riduzione dei livelli  di Tnf –alfa ed aumento della Super Ossido Dismutasi).

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Molti studi confermano anche l’utilità dell’azione epatoprotettiva del Reishi nel trattamento della steatosi epatica, ed in uno studio pubblicato nell’Aprile 2020 questa ipotesi è stata ulteriormente avvalorata. Nello specifico, nell’esperimento fatto su topolini, è stata indagata la capacità dei polisaccaridi del fungo, di contrastare la steatosi epatica conseguente a Diabete Mellito di tipo 2.
Ai topi è stata somministrata una dieta HI –FAT (alti quantitativi di grasso) e sono state valutate le caratteristiche biologiche della steatosi epatica attraverso la rilevazione di indicatori clinici, inclusi parametri biochimici, istopatologia e relativi livelli di citochine sia all’inizio dello studio che dopo le 8 settimane a conclusione dello stesso. I topi che avevano ricevuto il Reishi alla fine dell’esperimento, hanno mostrato un miglioramento della steatosi epatica. Inoltre, la somministrazione del fungo, ha aumentato l'espressione di varie antiossidasi, tra cui superossido dismutasi (SOD), catalasi (CAT) e glutatione perossidasi (GSH-Px), mentre ha ridotto il livello di malonaldeide (marker di perossidazione lipidica).

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Dott.ssa Tiziana Masia
Biologa nutrizionista
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Bibliografia   
1) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31777021/
2) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19422227/
3) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18024477/
4) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33381043/
5) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30732871/
6) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31775117/
7) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18406549/
8) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4124314/
9) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32245940/ 
10) S.Cazzavillan “Funghi medicinali:dalla tradizione alla scienza” 2011
11) Ivo Bianchi “Guarire con i funghi medicinali” 2016