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Scritto da Nutraceutica Biolife "ott 09, 22" 5 Tempo di lettura

Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora una delle principali cause di morte in Italia e nel mondo. A questa categoria di patologie è dovuto il 34,8% di tutti i decessi, con delle differenze significative tra i sessi. Il sesso femminile è il più colpito, con il 37,7% dei decessi sul dato totale. Per quanto riguarda gli uomini la percentuale scende al 31,7%.

Stando alle statistiche Istat relative all’anno 2018, la cardiopatia ischemica è responsabile del 9,9% di tutte le morti (10,8% nei maschi e 9% nelle femmine), mentre gli accidenti cerebrovascolari dell'8,8% (7,3% nei maschi e 10,1% nelle femmine). Ogni singolo dato statistico è a disposizione dei cittadini, attraverso i siti ufficiali del Ministero della Salute, dell’Istat, dell’ISS e di tutti gli istituti e le fondazioni a carattere medico che si occupano in particolare della salute del cuore.

La campagna dell’Associazione Italiana Scompensati Cardiaci

Per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della prevenzione delle malattie cardiovascolari parte in questi giorni, a bordo di un camper ambulatorio, la campagna dell’Aisc (Associazione Italiana Scompensati Cardiaci). Gli organizzatori prevedono di attraversare tutta l’Italia per fornire informazioni sullo scompenso cardiaco e consulenze o visite gratuite. Tra le città che saranno raggiunte dall’ambulatorio itinerante figurano anche Bari, Matera e Vieste, per la Puglia.

La maggior parte delle malattie che interessano il sistema cardiovascolare si può prevenire con uno stile di vita sano e un’alimentazione equilibrata. Rientrano nelle abitudini da adottare in favore della salute del cuore anche gli screening e i controlli medici che andrebbero effettuati regolarmente, soprattutto dopo i cinquant’anni d’età.

Che cos’è lo scompenso cardiaco

In presenza di scompenso cardiaco, il muscolo perde la sua regolare capacità di contrarsi e quindi di pompare il sangue nei vasi e nei diversi distretti del corpo. Generalmente colpisce con maggiore frequenza le persone over 85, ma può verificarsi anche nelle altre fasce d’età. Il sesso femminile è un fattore di rischio, perché le donne sono più esposte al rischio di sviluppare questo disturbo. In ogni caso, in Italia, la frequenza della malattia si aggira intorno al 2%, un dato che cresce con l’età.

Si definisce scompenso sistolico la ridotta capacità espulsiva del sangue, mentre lo scompenso diastolico si rileva quando vi è una compromissione del riempimento ventricolare. Il cuore è una pompa che aspira il sangue per poi espellerlo. Nello specifico, attraverso l’atrio e il ventricolo destro, riceve il sangue dalla periferia e lo invia ai polmoni per ossigenarli. L’atrio e il ventricolo sinistro assolvono invece la funzione di espellere il sangue nell’aorta e nelle arterie perché raggiunga tutti gli organi e i tessuti. La circolazione è regolare solo se il cuore è in grado di conservare la sua naturale capacità di contrarsi.

Quali sono i sintomi dello scompenso cardiaco

Lo scompenso può essere asintomatico, almeno nelle fasi iniziali. In seguito, compaiono i primi segnali della malattia:

  • affaticamento, anche per sforzi di poco conto;
  • mancanza di fiato non necessariamente sotto sforzo, ma anche a riposo;
  • mancanza d’aria quando si è sdraiati;
  • gonfiore delle gambe e dei piedi;
  • mancanza di forze;
  • tosse;
  • gonfiore addominale;
  • inappetenza;
  • stati confusionali e compromissione della capacità mnemonica.

Diagnosi e cura

Chi ha avuto un infarto o soffre di ipertensione potrebbe andare incontro a scompenso cardiaco. Esistono diverse tipologie di scompenso. Malattie come il diabete, l’obesità e l’ipertensione possono predisporre ad una delle categorie di scompenso generalmente diagnosticate. Per la diagnosi il medico prescrive gli esami ematici, l’elettrocardiogramma e la risonanza magnetica del cuore. Solo in determinate circostanze possono rendersi necessari esami ancora più approfonditi.

Accertata la patologia, l’approccio terapeutico è di tipo multidisciplinare. Intanto al paziente viene prescritto un cambio dello stile di vita (in primis un cambio dell’alimentazione). Al contempo viene somministra una cura farmacologica (i farmaci bloccanti il sistema renina-angiotensina-aldosterone: ACE inibitori, spartani e antialdosteronici; i farmaci che antagonizzano il sistema nervoso simpatico ovvero i beta-bloccanti, i farmaci antagonisti della neprilisina e i farmaci inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio – Fonte Humanitas).

Talora si ricorre a forme di terapia interventistiche. Ricordiamo che lo scompenso cardiaco è una patologia cronica.

I consigli del Ministero della Salute per prevenire le malattie cardiovascolari

Un limitato consumo di sale (meno di 5 gr al giorno) associato a una dieta ricca di frutta e verdura, legumi, di alimenti a basso contenuto di grassi animali, come pesce, pollame, con scarsa quantità di carni rosse e insaccati, dolci e bevande zuccherine, contribuisce a ridurre la pressione arteriosa e a mantenere livelli di colesterolemia ottimali.

Mantenere uno stile di vita sano e praticare una regolare attività fisica (fare sport e qualsiasi attività che richieda movimento, camminare a passo svelto per almeno 30 minuti al giorno, salire le scale, ballare), non fumare ed evitare/limitare il consumo di alcol contribuiscono a ridurre il rischio.

Il ruolo della vitamina D

La vitamina D è un micronutriente fondamentale per l’organismo nel suo complesso. Oltre ad avere la funzione di fissare il calcio nelle ossa, si comporta come un vero e proprio ormone ed è importante per controllare l’infiammazione e per la corretta attivazione del sistema immunitario.

La vitamina D aiuta a prevenire diabete e obesità e avendo un ruolo nei processi metabolici svolge in qualche modo una funzione di protezione del muscolo cardiaco.

Quali alimenti contengono la Vitamina D

Gli alimenti che contengono la Vitamina D sono:

  • Pesce azzurro,
  • tuorlo, d’uovo,
  • latticini,
  • funghi freschi,
  • avocado,
  • frutta secca e altri alimenti.

L’organismo produce vitamina D attraverso l’esposizione solare; è quella la migliore fonte del micronutriente. In molte persone si riscontrano, sempre più frequentemente, carenze di vitamina D.

Vitamina D2 o D3? Facciamo chiarezza

Spesso si fa confusione tra Vitamina D2 e D3. L’ergocalciferolo è identificato con la vitamina D2, mentre la D3 è definita colecalciferolo. La differenza tra i due micronutrienti è nella loro reperibilità, cioè nella fonte. L’efficacia è identica, se assunte nelle dosi corrette.

La vitamina D2 si assume con i cibi, mentre la D3 viene soprattutto sintetizzata dall’organismo (durante l’esposizione alla luce del sole). Quest’ultima forma del micronutriente amico delle ossa è sicuramente la più importante. In ogni caso, si tratta di vitamine liposolubili accumulate nel fegato e rilasciate nell’organismo al momento opportuno.

La vitamina D3 di origine vegetale

Chi non può o non desidera assumere alimenti di origine animale, trova nell’integrazione di vitamina D3 vegetale la soluzione migliore. Si estrae dai licheni, sotto forma di olio, e da altri vegetali che vivono in ambienti le cui caratteristiche consentono a questi organismi vegetali di accumulare grandi quantità di vitamina D3.

Lo stile di vita attuale non favorisce la sintesi della vitamina D; si passa più tempo in ambienti chiusi e si usano i filtri solari in tutte le occasioni di esposizione, non solo al mare. Le carenze del micronutriente sono sempre più frequenti, proprio a causa del cambiamento negli stili di vita. Integrare la vitamina D3 diventa quindi importantissimo. È consigliabile fare un dosaggio ematico della vitamina D, per verificare eventuali carenze.

La scelta etica di Biolife e la Vitamina D3 VeganOK

Biolife ha ideato un nuovo integratore completamente vegetale, anche nel processo di produzione. Si tratta di Biolife Vitamin D3+K2 Vegan. La sostituzione del prodotto di origine animale rientra in una serie di scelte etiche da parte dell’azienda, che tra l’altro ha abbandonato la plastica in favore del vetro e sceglie esclusivamente materie prime che rispettino l’ambiente e gli animali.

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Gli allevamenti intensivi utilizzano antibiotici e metodi di produzione che penalizzano i prodotti finali, mortificando i cicli naturali degli animali, costringendoli in spazi angusti e sottoponendoli a procedimenti non rispettosi della loro natura. I metodi utilizzati sono ampiamente documentati; inoltre, nella produzione intensiva della carne, la risorsa acqua (che non è illimitata) è impiegata in proporzioni enormi. Con conseguenze sull’ambiente che sono sotto gli occhi di tutti.

Scegliere quindi di assumere un integratore di vitamina D3 di origine vegetale significa contribuire a rispettare la natura e gli animali, favorire la sostenibilità ambientale.

Inoltre, in un piano alimentare vegetariano o vegano, il nuovo integratore Biolife diventa fondamentale. L’integrazione è assicurata, così come lo è il rispetto della biosfera.