Scritto da Nutraceutica Biolife "giu 05, 21" 3 Tempo di lettura

La calcificazione dei tessuti molli è una condizione non comune. Colpisce prevalentemente le persone in età avanzata che sono soggette ad infiammazioni croniche e, per quanto non sia pericolosa per la vita, è particolarmente dolorosa.

Curare una calcificazione può essere molto complesso e non sempre possibile, specialmente nelle fasi più avanzate.  La prevenzione gioca quindi un ruolo molto importante. Al minimo sospesso di calcificazione, è opportuno sottoporsi ad esame radiografico e, se viene confermata, prendere tutte le precauzioni per far sì che la condizioni non peggiori.

Ma che cos’è la calcificazione, e perché compare?

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La calcificazione dei tessuti molli

La calcificazione è un fenomeno di facile comprensione: il calcio, un minerale normalmente circolante nel sangue e che giungne fino ai muscoli, che lo usano per iniziare il meccanismo di contrazione, si deposita nei tessuti, dove non dovrebbe, indurendoli. I tessuti molli, per definizione, dovrebbe potersi muovere;  quando lo fanno, provocano dolore.

La calcificazione dipende, per prima cosa, da una condizione di ipercalcemia, cioè di eccessivo calcio presente all’interno del sangue, che  può essere identificato tramite le analisi del sangue. Il quantitativo di calcio può essere eccessivo principalmente per due motivi, che sono: la scarsa funzionalità delle ghiandole paratiroidi (che si occupano del metabolismo del calcio) e la carenza di vitamina D, che stimola il calcio ad entrare all’interno delle ossa, che ne costituiscono il “deposito”.

Quando c’è troppo calcio nel sangue, esso si deposita per lo più nei tessuti con cui viene a contatto, per esempio le pareti dei vasi sanguigni, creando problemi nel lungo periodo. Il calcio, che viene normalmente richiamato nei siti delle infiammazioni, come accade ad esempio a livello delle articolazioni in presenza di un’artrite, quando è in eccesso, può dar luogo ad una calcificazione del tessuto.

Il tessuto calcificato si vede molto chiaramente dalle radiografie: l’osso appare bianco e il resto di colore nero, mentre a livello dell’organo in cui è presente la calcificazione, si vedrà un alone bianco.

Un tessuto molle indurito causa attrito, perchè i tessuti fanno pressione uno sull’altro, e ciò provoca dolore. Inoltre, si tratta di un tessuto che è meno fluido rispetto alla sua normale consistenza.

La terapia si basa sulla rimozione del calcio dal tessuto, un’operazione complessa che deve essere eseguita da un fisioterapista o da un ortopedico, che possono avvalersi sia di antinfiammatori che di strumentazioni esterne. Si interviene sulla calcificazione solo se è avanzata, altrimenti è preferibile cercare di risolvere la situazione con il movimento, inducendo l’organismo a ridurre l’infiammazione e a far uscire lentamente il calcio dal tessuto danneggiato. Per ottenere dei benefici, è fondamentale evitare che altro calcio si possa depositare nel tessuti.

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La vitamina D per la calcificazione

La vitamina D, in particolare nella sua forma attiva di vitamina D3, previene l’insorgenza della calcificazione, favorendo il deposito di calcio all’interno delle ossa e non nei tessuti molli, tenendo sotto controllo l’ipercalcemia, fattore scatenante della calcificazione.

L’integratore alimentare D3K2 contiene la vitamina D in forma attiva e questo consente di iniziare rapidamente il processo di deposito del calcio nelle ossa. La terapia con D3K2 è indicata se dalle analisi del sangue è emersa un’ipercalcemia oppure se, tramite le radiografie, è stata diagnosticata una condizione non troppo avanzata di calcificazione dei tessuti molli.

L’assunzione del prodotto, in entrambi i casi, aiuta a ridurre il dolore ed evitare che, in futuro, la condizione possa ripresentarsi.

Oltre ad assumere la vitamina D, è necessario seguire una dieta non troppo ricca di calcio, almeno fino alla risoluzione dell’ipercalcemia.