Scritto da Nutraceutica Biolife "mag 27, 21" 3 Tempo di lettura

La carenza di globuli rossi nell’organismo è notoriamente individuata come anemia, termine che deriva dal greco “anaimia” e significa proprio “senza sangue”. L’anemia, quindi, viene determinata da una produzione ridotta di emoglobina. Tuttavia questa patologia può manifestarsi in diverse forme. Una di queste è l’anemia di Addison-Bierner, che è meglio conosciuta come anemia perniciosa. Questa tipologia di anemia è caratterizzata da una carenza di vitamina B12, che porta ad un ‘crollo’ del numero di globuli rossi. Perchè avviene tutto questo? La vitamina B12 è una delle componenti principali per la crescita e lo sviluppo della funzionalità dei globuli rossi: se viene a mancare, l’organismo non avrà più a disposizione la quantità sufficiente di sangue. Sarà proprio a quel punto che si manifesterà l’anemia perniciosa.

Si tratta di una patologia non troppo invalidante per il soggetto che ne è affetto. Tuttavia è bene approcciarla nel migliore dei modi, eseguendo una terapia pertinente che consenta la progressiva reintroduzione della vitamina B12 nell’organismo, trattamento che dovrà essere mantenuto per sempre. C’è molto interesse nel cercare di capire la patogenesi di questa tipologia di anemia e, di conseguenza, anche i vari trattamenti che possono essere applicati in fase terapeutica: oltre all’approccio tradizionale, sono presenti anche metodi “alternativi” all’integrazione alimentare che è opportuno tenere in considerazione.

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L’anemia perniciosa autoimmune

Partendo proprio dalle cause che comportano la carenza di vitamina B12 e la conseguente anemia perniciosa, vanno individuate due situazioni che possono scatenare la mancata produzione dell’importantissima vitamina. Al primo posto viene solitamente nominato il regime alimentare, che in taluni casi può non comprendere una corretta assunzione di vitamina B12. Oltre a ciò, la carenza di vitamina B12 può verificarsi anche in seguito ad una situazione un po’ più complessa, come l’autoimmunità. Quando si ha di fronte un soggetto che presenta l’anemia perniciosa derivata da questa causa, l’integrazione alimentare può non essere sufficiente, dato che si parla di una vera e propria malattia dell’organismo.

Le malattie autoimmuni sono all’incirca 80, e in ognuna di queste accade che il sistema immunitario vada a danneggiare alcune strutture dell’organismo. Lo stesso procedimento si verifica nell’anemia perniciosa, dove gli anticorpi prodotti dall’organismo vanno ad attaccare la proteina prodotta dallo stomaco, che permette l’assorbimento della vitamina B12, ovvero il fattore intrinseco. Se nell’organismo “scompare” il fattore intrinseco, a sua volta precipita l’assunzione di vitamina B12 e si presenta la condizione patologica che abbiamo descritto.

Questa tipologia di anemia non si manifesta subito, perchè generalmente l’essere umano ha grosse “scorte” di vitamina B12 nel fegato. Quando anche quelle riserve andranno ad esaurirsi, ecco che cominceranno a comparire sintomi piuttosto lampanti, come ad esempio la stanchezza cronica, il mal di testa costante e la depressione. Chiaramente, questo scenario non potrà mai avere dei miglioramenti e, al contrario, tenderà ad andare sempre peggio, dato che la vitamina B12 andrà progressivamente sparendo nell’organismo malato. Diagnosticare l’anemia perniciosa è molto semplice: al comparire dei primi sintomi, è sufficiente fare le comuni analisi del sangue andando a verificare soprattutto i livelli di vitamina B12. In caso di presenza dell’anemia perniciosa i valori risulteranno (molto) bassi.

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Il trattamento dell’anemia perniciosa

Come viene trattata l’anemia perniciosa? La terapia più comune è quella che prevede l’iniezione della vitamina B12 nel sangue, da praticare una volta al mese. In genere il trattamento viene eseguito iniettando notevoli quantità di vitamina B12, in modo tale che l’organismo possa disporre delle giuste scorte anche nel periodo dove non verranno praticate iniezioni. Tuttavia, l’anemia perniciosa può essere trattata anche in altri modi. Se ci si trova di fronte ad un quadro non particolarmente pesante, con attacchi non troppo intensi, si può procedere anche con l’assunzione di una compressa di vitamina B12, da prendere tutti i giorni per via orale. L’iniezione è invece indispensabile nel caso in cui le scorte di vitamina B12 vadano ad esaurirsi con una certa rapidità, generando attacchi molto forti.

Gli integratori di AHCC non sono ancora “sostenuti” da evidenze scientifiche specifiche, ma sembra piuttosto evidente la loro utilità nel trattamento delle malattie autoimmuni più diffuse, compresa l’anemia perniciosa. Questo integratore è caratterizzato da un estratto derivante dal fungo Lentinula edodes o Shiitake: in pratica, la sua azione consiste nel ridurre la risposta immunitaria specifica, potenziando invece la risposta immunitaria aspecifica. La molecola AHCC va a nutrire e stimolare l’azione dei globuli bianchi che non vanno a produrre anticorpi ma sono chiamati esclusivamente ad attaccare le sostanze estranee all’organismo, come ad esempio i patogeni. Nell’anemia perniciosa, questo intervento fa sì che l’attacco al fattore intrinseco risulti molto meno importante, garantendo un’esistenza migliore alla persona che presenta questa patologia.

La valutazione scientifica dei risultati della terapia coadiuvante deve essere ancora effettuata, anche se finora l’assunzione degli integratori di AHCC non ha comportato reazioni avverse. Testare l’efficacia dell’AHCC è importante per verificare se può davvero migliorare la qualità della vita di tutti coloro che convivono con l’anemia perniciosa.