Scritto da Nutraceutica Biolife "giu 23, 21" 3 Tempo di lettura

Cosa sappiamo sull'avvelenamento da metalli pesanti

L’avvelenamento da metalli pesanti è un’eventualità che si verifica quando l’organismo entra in contatto con quantità eccessive di determinati elementi, come il piombo, il cadmio, l’arsenico e l’alluminio. Alcuni di questi metalli, definiti “essenziali”, sono normalmente presenti in piccole quantità nell’organismo umano e, in concentrazioni minime, sono necessari ai processi metabolici. Ad esempio, il ferro è contenuto in abbondanza nei globuli rossi, lo zinco è antinfiammatorio e ha un ruolo nella riproduzione maschile, mentre il rame è coinvolto nello sviluppo delle ossa, del sistema nervoso e di quello immunitario. Attenzione, però: anche i metalli pesanti essenziali possono esporre al rischio di intossicazione, se presenti in eccesso. Al contrario, se carenti, possono comunque causare problemi.

Quali sono i metalli pesanti tossici per l'uomo?

Gli elementi in ogni caso tossici per l’organismo sono detti metalli pesanti non essenziali. Il loro accumulo nelle cellule può dare origine a patologiche croniche molto gravi (demenza, tremori, instabilità mentale, malattie neurologiche, danni scheletrici ed organici, insufficienza multiorgano). Stagno e bismuto vengono assorbiti facilmente attraverso la pelle causando malattie cutanee; cadmio e mercurio vengono eliminati attraverso i reni e sono quindi dannosi per questi organi; arsenico, cromo e nichel sono nemici dell’apparato respiratorio; tallio, rame e piombo compromettono il sistema nervoso centrale. Quasi tutti i metalli pesanti sono dannosi anche per il fegato e possono contribuire all’insorgenza di alcune patologie oncologiche.

Cosa contiene metalli pesanti?

Tracce di metalli pesanti sono presenti ovunque, anche nei cosmetici di uso quotidiano. Inoltre, fanno il loro ingresso nella catena alimentare per via dell’inquinamento industriale. I metalli pesanti ingeriti durante le attività quotidiane provocano assai di rado un avvelenamento acuto; quel che deve invece metterci in guardia e l’assunzione costante nel tempo di piccole quantità di tali elementi.

Esistono, in ogni caso, delle vie “naturali” per compensare il loro accumulo nell’organismo, per depurarlo. La terapia chelante ne è un esempio, essa sfrutta la chelazione, ovvero una particolare reazione chimica, per curare alcune forme di intossicazione da metalli pesanti.

Cosa è l'alga clorella?

L’alga clorella è una specie di alga di acqua dolce che agisce come una resina, legando soprattutto i metalli ingeriti con gli alimenti; è disponibile in compresse o come tintura. Ricca di sali minerali e microelementi agisce contro il mercurio. Uno studio recentemente pubblicato ha dimostrato che nei pazienti con protesi dentarie al mercurio, l’alga clorella ha ridotto il livello di metalli pesanti e si è dimostrata sicura per il paziente. La sua efficacia resta purtroppo parziale; inoltre, chi segue una terapia anticoagulante orale non dovrebbe assumerla. Un “antidoto” agli effetti deleteri del mercurio è il selenio in forma organica, contenuto in buone quantità nell’aglio; è utile specialmente nei casi di tiroidite autoimmune. Anche il selenio è un metallo, quindi la sua somministrazione deve essere monitorata, per evitarne l’accumulo e i conseguenti effetti tossici.

Benefici del coriandolo

Un’altra pianta efficace nella terapia chelante è il coriandolo (Coriandrum sativum), che esplica la propria attività a livello del sistema nervoso centrale. Diversi studi hanno dimostrato che il coriandolo deve essere abbinato ad ulteriori sostanze dalla medesima funzione, per esplicare la propria efficacia. Tali elementi possono essere l’alga clorella o la zeolite. L’assunzione in dosi eccessive, anche in questo caso, è da evitare, poiché può portare a disturbi renali.

Benefici della crusca di riso

Contro il potenziale intossicante del ferro, può essere indicata la crusca di riso. Tanto necessario all’organismo, se presente in quantità non congrue, il ferro può rivelarsi tossico causando la siderosi. Le proprietà chelanti della crusca di riso sono dovute alla presenza dell’inositolesafosfato (IP6), noto per legare fortemente il ferro; sono attualmente in corso (specialmente in Giappone) studi volti a dimostrare l’efficacia antitumorale di un farmaco basato sulla crusca di riso. L’estratto di crusca di riso è disponibile sotto forma di integratore in capsule e non presenta controindicazioni all’uso.

Infine, altre sostanze in grado di attraversare la barriera ematoencefalica e chelare i metalli pesanti sono la taurina e l’acido alfa-lipoico. La taurina sarebbe efficace contro il piombo, mentre l’acido alfa-lipoico è invece in grado di eliminare piombo e mercurio, metalli che si accumulano facilmente nel cervello. I pazienti che assumono farmaci antitumorali oppure ormoni tiroidei dovrebbero, in ogni caso, consultare il medico prima di assumerlo.

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