Scritto da Nutraceutica Biolife "lug 21, 21" 3 Tempo di lettura

Le malattie vascolari sono molto diffuse. Chi ne è affetto corre un rischio più elevato di sviluppare le complicanze della Covid-19; al contempo tali patologie rappresentano una delle conseguenze più frequenti nei pazienti colpiti dal nuovo coronavirus. In genere, le malattie che interessano i vasi sanguigni (arterie, vene e capillari) e i vasi linfatici vengono suddivise in due categorie: quelle acute, che fanno riferimento alle infezioni vascolari e che hanno un esordio molto rapido, con esito positivo, e quelle che tendono a cronicizzarsi. Queste ultime sono le più difficili da trattare. Nel lungo periodo possono diventare invalidanti.

Vene varicose

Le vene varicose degli arti inferiori, ad esempio, rendono difficile, anche il solo stare in posizione eretta. Il ristagno di sangue, causato dalla perdita di elasticità alle gambe, facilita la formazione di un edema che impedisce di camminare normalmente. Altre condizioni invalidanti sono determinate dall’aterosclerosi e dalle flebiti.

L’origine di queste patologie non è una sola; il fattore scatenante è la riduzione della capacità di trasportare il sangue nell’organismo umano. Nella maggior parte dei casi le pareti delle arterie e delle vene di grande e medio calibro subiscono una riduzione oppure vengono ostruite. In questo caso si parla di arteriosclerosi. Qualche volta è necessario sottoporsi a intervento chirurgico, perché i farmaci non bastano. 

Le persone che più facilmente si ammalano sono quelle in età avanzata. Spesso non possono essere operate, perché hanno già in cura altre patologie per le quali eventuali operazioni sarebbero controindicate.

Come affrontare il problema?

È qui che entrano in gioco le terapie che hanno lo scopo di supportare il paziente, non soltanto con i farmaci, ma anche con specifici integratori alimentari. Le molecole naturali non hanno la stessa funzione dei farmaci, ma accanto a questi possono essere importanti per il miglioramento della qualità della vita del paziente. Possono essere somministrate anche per lunghi intervalli di tempo, sono quindi particolarmente indicate per chi presenta una patologia cronica.

Tra le tante sostanze naturali utilizzate per combattere le malattie del sistema circolatorio, un certo riscontro lo si registra con l’arginina, un amminoacido polare basico che regola la pressione cardiovascolare. Si tratta di un precursore dell’ossido nitrico, già prodotto dall’organismo (anche se non in quantità sufficienti); interviene direttamente sulla parete interna dei vasi.

Perchè assumere integratori di arginina

Gli integratori a base di arginina consentono al corpo di sintetizzare maggiori quantità di ossido nitrico, il quale agisce come vasodilatatore. Le cellule della parete interna dei vasi, in presenza dell’ossido nitrico, si rilassano e il calibro del vaso diviene più grande, facilitando il passaggio di un volume di sangue certamente maggiore. L’arginina si trova in commercio anche per il trattamento della oligoastenospermia, ovvero l’insufficiente produzione di spermatozoi, condizione che sta alla base di una ridotta fertilità nell’uomo.

I sintomi delle malattie vascolari

Tra i sintomi più comuni delle malattie vascolari, possiamo elencare la difficoltà nella deambulazione, gli sbalzi improvvisi di pressione e le altrettanto improvvise emicranie. Bisogna anche considerare che il controllo della pressione sanguigna è fondamentale per allontanare il rischio di infarto.

Quando non assumere ossido nitrico e arginina

Ci sono situazioni in cui l’assunzione di arginina e l’aumento dell’ossido nitrico non sono consigliabili: per esempio in presenza di pressione troppo bassa. Assumendo integratori, in questo caso, si rischierebbe di andare incontro a svenimenti. Va tuttavia ricordato che l’effetto dell’ossido nitrico è autolimitante e non supera mai una certa soglia, per cui l’arginina può essere considerata una sostanza naturale molto sicura, utilizzabile anche nelle situazioni più complesse. In ogni caso, gli integratori – occorre ricordarlo – rientrano nella categoria delle terapie di supporto e non vanno mai intesi come sostituti dei farmaci. È il medico a indicare al paziente la tipologia di integratore più adatta al suo caso.