Scritto da Saverio Olivieri "nov 20, 20" 2 Tempo di lettura

Il lupus erimatoso sistemico, la sindrome di Sjorgen, la sclerosi multipla, la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, sono tutte malattie che colpiscono il tessuto connettivo, cioè la struttura che sostiene e rende resistenti le articolazioni, i vasi sanguigni, i legamenti e i muscoli. Sono accomunate tra loro anche dall’origine autoimmune. I soggetti colpiti da queste malattie hanno il sistema immunitario che, ad un certo momento, per motivi solo parzialmente noti, inizia ad attaccare le strutture gli organi e dei tessuti propre dell’organismo, riconoscendole estranee ad esso, per mezzo di auto-anticorpi o linfotici T.

Le malattie autoimmuni del tessuto connettivo sono chiamate connettiviti e vengono trattate dallo specialista reumatologo. Colpiscono maggiormente soggetti di tipo femminile nell’età che va dall’adolescenza alla menopausa.

Si pensa che le malattie autoimmuni, in tutto circa 80 che colpiscono in vario modo tutti i distretti corporei, abbiamo una componente ereditaria e possano insorgere in seguito ad infezioni virali o batteriche oppure all’esposizione a fattori ambientali specifici. Le connettiviti sono tutte molto diverse tra loro e i sintomi possono variare sensibilmente da paziente a paziente, così come le terapie sintomatiche.

Il sintomo che tutte hanno in comune è l’infiammazione e il danno a carico dei tessuti, che causa nel tempo una perdita di funzionalità e relativi sintomi correlati. La maggior parte di queste malattie si cronicizza, sono poche le connettiviti che guariscono sponteaneamente.

La medicina tratta i pazienti affetti da malattie del tessuto connettivo con farmaci immunosoppressori, sia antinfiammatori sia corticosteroidi, per tentare di bloccare il processo di distruzione dei tessuti. Purtroppo la categoria dei farmaci immunosppressori porta con sè innumerevoli effetti collateriali tra cui l’aumento di peso, l’aumentata suscettibilità alle infezioni e la gastrotossicità. Considerato l’impatto negativo della malattia e dei farmaci sulla qualità di vita dei pazienti, un numero sempre maggiore di reumatologi ricorre all’uso di prodotti naturali coadiuvanti dei farmaci con effetti simili a quest’ultimi sotto l’aspetto dell’immunosoppressione e della capacità di sedare l’infiammazione.

Con l’assunzione continuativa di un ottimo coadiuvante come l’integratore NKLife AHCC, che svolge egregiamente il compito di immunomodulante e di antinfiammatorio, è possibile, in alcuni casi, diminuire il dosaggio dei farmaci. Si tratta di una molecola di alfa e beta-glucani che agisce in modo sinergico con il farmaco, massimizzando il risultato e minimizzando gli effetti collateriali.

NKLife AHCC, rispetto ad altri prodotti simili, è un integratore del quale esistono numerosi studi scientifici che dimostrano come l’estratto del fungo Shiitake, la molecola AHCC, abbia un effetto specifico di modulazione e aumento della concentrazione di linfociti T e B e agisca stimolando l’attività dei macrofagi contro virus, batteri, parassiti e cellule cancerogene.

Attivando le cellule responsabili dell’immunità, si favorisce la risposta innata, inibendo alcune delle molecole che sono coinvolte nel processo flogistico come IL-1beta, IL-1, TNF-alfa, MCP-1.

In Giappone da tempo si conducono studi in vitro su AHCC, grazie ai quali sono stati osservati numerosi effetti benefici dell’integrazione della terapia a base di estratto del fungo Shiitake in pazienti affetti da malattie croniche del tessuto connettivo.

Come per l’assunzione di qualsiasi altro prodotto a base di molecole naturali, è bene chiedere un parere medico prima di iniziare l’integrazione, poichè AHCC è sicuramente un efficace modulatore della risposta immunitaria ma ha anche potenti capacità proliferanti delle cellule NK, appartenenti all’immunità innata o aspecifica.

L’integratore NKLife AHCC non deve intendersi come sostituto delle terapie farmacologie, in quanto la sua efficacia, apprezzabile sul lungo periodo, non può comunque essere uguale a quella dei farmaci utilizzati per diminuire l’infiammazione. La terapia integrata può contribuire a tenere sotto controllo la malattia anche se non permette la completa guarigione.