Scritto da Nutraceutica Biolife "apr 07, 21" 3 Tempo di lettura

Statisticamente le donne in età fertile hanno più possibilità di incorrere nell’anemia. Il motivo principale è legato al ciclo mestruale, che determina perdite di sangue anche importanti. L’anemia sideropenica da ciclo mestruale è una patologia spesso trascurata e non diagnosticata perchè non comporta l’insorgenza di sintomi molto gravi.

Stanchezza, difficoltà respiratorie, affaticamento muscolare e intolleranza ad esercizi fisici anche semplici, sono causati dalla carenza di globuli rossi nel sangue che comporta riduzione della capacità di trasporto dell’ossigeno da parte dell’organismo.

Se, nel lungo periodo, il numero di globuli rossi si riduce oltre un certo livello, le cellule non saranno più in grado di espletare le loro funzioni e l’intero organismo andrà incontro ad un peggioramento del suo stato di salute generale, con un conseguente aumento della possibilità di contrarre patologie più gravi.

Per evitare il persistere dell’anemia nelle donne in età fertile che ne riportano i sintomi anche lievi, è consigliata l’assunzione di una terapia preventiva basata sull’integrazione orale di ferro e vitamina c.

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Come prevenire l’anemia sideropenica da ciclo mestruale

Per prevenire l’anemia sideropenica da ciclo mestruale esistono metodi a breve e a lungo termine.

Nei casi più gravi, in cui l’anemia persiste da lungo tempo, il trattamento prevede la somministrazione di eritropoietina, un ormone prodotto naturalmente dal rene che serve a stimolare la sintesi dei globuli rossi. Quando esso non è presente nell’organismo in quantitativo suffiente per svolgere il proprio lavoro, viene immesso dall’esterno. Benchè efficace, si tende ad evitare l’uso di questa terapia per evitare che il rene possa smettere di produrre l’eritropoietina per via naturale, peggiorando così la condizione del paziente dopo l’interruzione del trattamento.

Per tutti gli altri casi, la soluzione più comunemente utilizzata consiste nella semplice integrazione di ferro, il ferro è un componente di base nei globuli rossi che può venire a mancare, provocando l’anemia, perché necessario alle altre reazioni (principalmente immunitarie) dell’organismo.

Il trattamento dell’anemia non deve essere inteso come rimedio a breve termine, ma come una terapia piuttosto lunga che mira a migliorare lo stato di salute generale della donna.

Il ferro, così come altri elementi utili all’organismo, può essere integrato per via endovenosa oppure per via orale. Il trattamento per via parenterale deve essere somministrato da personale medico e può comportare l’insorgenza di effetti collaterali importanti. Per questi motivi, è preferibile ricorrere all’uso di integratori alimentari.

Il ferro immesso per via orale viene assorbito molto bene dall’intestino, e permette di ottenere un innalzamento dei livelli di ferro nel sangue pari a quelli ottenibili tramite integrazione parenterale, benchè in tempi più lunghi.

L’integrazione preventiva è utile per aumentare il quantitativo di ferro che normalmente viene assunto tramite l’alimentazione. Molti cibi, infatti, benchè ricchi di ferro, presentano il minerale sotto forma di ione ferroso, una struttura molecolare che lo rende difficilmente assorbibile.

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Grazie all’associazione del ferro con la Vitamina C, o acido L-ascorbico, in grado di modificare la composizione chimica del minerale e di aumentarne l’assorbimento e livello dell’apparato digerente, l’integratore risulta sicuramente più efficace.

Nella donna in età fertile che mostra una carenza costante di ferro, la scelta del giusto integratore, è molto importante.

Gli studi clinici riportano che un’assunzione costante di ferro, nei soggetti predispositi, è sufficiente ad evitare l’insorgenza dell’anemia o, quantomeno, è in grado di evitare che la patologia possa raggiungere livelli preoccupanti.

Tuttavia, il successo della terapia marziale per via orale dovrà essere verificato attraverso le analisi ematologiche, che consentiranno di stabilire in modo certo se il numero dei globuli rossi è sufficiente alle esigenze del paziente o se sia necessario il ricorso ad una terapia più forte come quella parenterale.