Scritto da Nutraceutica Biolife "mag 29, 21" 3 Tempo di lettura

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD), sono tra le patologie più problematiche da trattare, a causa del loro carattere cronico. Le principali sono il morbo di Chron e la colite ulcerosa.

Nei bambini e negli adolescenti, questa patologie non causano solo una serie di sintomi invalidanti, ma anche problemi legati alla crescita. Infatti l’infiammazione intestinale, oltre a danneggiare le pareti di quest’organo, influisce sull’assorbimento delle sostanze nutritive, che in questa prima fase della vita sono essenziali per una crescita corretta. Tra gli elementi che più comunemente vengono interessati dal malassorbimento vi è la vitamina D, che ha un’importante azione immunoregolatoria ed è fondamentale per lo sviluppo delle ossa.

In presenza di malattie croniche intestinali in età giovanile, è quindi fondamentale monitorare il livello di vitamina D nel sangue del paziente, e intervenire tempestivamente qualora in livello non fosse quello ottimale, somministrando un integratore specifico in quantità più elevate rispetto a quelle generalmente prescritte e pazienti non affetti da IBD.

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Tipologia di vitamina D

Esistono cinque forme diverse di vitamina D, benchè quelle più rappresentate sono solamente due: la vitamina D2 e la vitamina D3.

Quella che viene maggiormente assunta tramite l’alimentazione è la vitamina D2, di cui solitamente i regimi nutrizionali specifici per le IBD sono molto ricchi, e questo perchè si tende a scoraggiare l’assunzione di alimenti di origine animale che potrebbero peggiorare lo stato infiammatorio. Tuttavia, secondo i più recenti studi, la vitamina D2 è inefficace, rispetto alla vitamina D3.

Ai pazienti affetti da malattie intestinali è consigliata quindi l’assunzione di un integratore di vitamina D3, come ad esempio il D3K1, nel quale la vitamina D3 si trova già nella sua forma più efficace per i processi dell’organismo. La vitamina così assunta, deve poi essere attivata dall’organismo attraverso l’esposizione quotidiana alla luce solare.

Rispetto ai giovani sani, un bambino o un adolescente affetto da queste patologie dovrà assumere quantitativi di vitamina D superiori, considerato che una parte di essa, a causa del malassorbimento, finisce nelle feci. E’ molto importante dosare in modo corretto la vitamina D, prendendo in considerazione vari fattori come l’età del soggetto, il suo peso corporeo e lo stato in cui si trova la malattia. Per evitare di sbagliare, è consigliabile rivolgersi ad un nutrizionista.

Il ruolo della stagionalità

La stagionalità è un altro elemento che gioca un ruolo fondamentale nella valutazione del quantitativo di vitamina D da assumere. Bisogna infatti tenere in considerazione che il nostro organismo è in grado di produrre da solo un certo quantitativo di questa sostanza, attraverso i raggi ultravioletti del sole, che avviano il processo di conversione della vitamina.

Questo processo è tanto più attivo quanto più siamo esposti al sole, e questo ci fa capire come in autunno e in inverno, sia per la diminuzione delle ore di sole, sia per la minor esposizione del corpo ai raggi ultravioletti, a causa dei vestiti pesanti, le dosi di vitamina D devono aumentare fino addirittura a raddoppiare rispetto a quelle assunte in estate.

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L’importanza dell’integrazione

La vitamina D non è quindi tutta uguale. Quella che assumiamo quotidianamente attraverso il cibo è assolutamente insufficiente a soddisfare i fabbisogni dell’organismo, tanto più se siamo affetti da malattie che causano un malassorbimento intestinale. La vitamina D3, già attiva, si assume da alimenti di origine animale, sopprattutto il pesce, il latte e le uova ma, ancora una volta, il quantitativo può non bastare, sempre a causa del malassorbimento.

Purtroppo sono in crescita i casi di malattie croniche intestinali in età infantile. Quanto più il bambino è piccolo, tanto più saranno importanti le conseguenze che la scarsa assunzione di vitamina D potrà causare, prima fra tutte lo squilibrio del metabolismo del calcio, correlata all’insorgenza di problemi alle ossa e alla contrazione muscolare (compreso il muscolo cardiaco, nei casi più gravi), ma anche deficit di competenza del sistema immunitario che, tra l’altro, svolge un ruolo fondamentale nel supportare l’organismo delle persone affette da IBD.

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