Scritto da Nutraceutica Biolife "lug 08, 21" 2 Tempo di lettura

Nelle terapie di supporto vitale prescritte al paziente affetto da Covid-19 possono giocare un ruolo importante anche gli integratori alimentari. Si prediligono quelli a base di vitamina C, vitamina D, magnesio, selenio e zinco. Essi favoriscono la risposta del sistema immunitario, aumentando le difese dell’organismo. Anche i prodotti contenenti la molecola AHCC, nota per le sue proprietà immunomodulanti possono essere assunti dal paziente Covid, allo scopo di rendere più efficiente il sistema immunitario. La molecola è già impiegata come coadiuvante nelle terapie oncologiche e per l’eradicazione del Papilloma virus, il responsabile del tumore alla cervice uterina. 

Sulla malattia causata dal nuovo coronavirus sono in corso numerosi studi. Al momento non esiste una vera e propria cura, ma è ormai certo che l’impiego dei farmaci cortisonici, associati ad altri medicinali, a seconda dei casi, riesce a dare degli ottimi risultati in un’alta percentuale di pazienti. Anche sugli integratori utilizzati come coadiuvanti nella cura del Covid, la ricerca sta facendo dei passi avanti.

L’AHCC è stata oggetto di numerosi studi preclinici e clinici e la sua efficacia è stata ampiamente provata contro alcuni virus. Tra gli altri, il West Nile Virus e alcuni virus dell’epatite, oltre a quelli che generalmente causano l’influenza.

I Coronavirus colpiscono, com’è noto, le vie respiratorie, sia nell’uomo, sia nei mammiferi. La caratteristica principale di questi ceppi di virus consiste nelle numerose mutazioni che subiscono in maniera spontanea e periodica. Si conoscono già numerose varianti del Sars-CoV-2; le più note sono quella inglese, quella brasiliana e quella indiana. Recentemente uno studio inglese ha accertato che i vaccini Pfizer e Astra Zeneca sono efficaci anche contro tali varianti.

I dati a disposizione fanno rilevare che, sebbene il ceppo di Covid-19 abbia una percentuale di mortalità inferiore rispetto a quella della SARS e della MERS, esso può causare sintomi respiratori gravi anche in soggetti giovani e sani, con un tasso di complicanze e mortalità maggiore rispetto all’influenza stagionale. L’esperienza dell’ultimo anno lo ha ampiamente dimostrato.

Contro infezioni come questa si innesca una risposta innata del sistema immunitario. Cellule dendritichemacrofagi, linfociti NK sono coinvolti nella difesa aspecifica e svolgono diverse funzioni tra le quali: richiamo di ulteriori cellule immunitarie per attivare la produzione di anticorpi, uccisione delle cellule infette tramite enzimi citotossici, attivazione del processo di apoptosi e produzione di molecole difensive come interferoni IL-6 e TNF-alfa.

Sull’immunità aspecifica agisce anche la molecola AHCC, che allerta e modula i linfociti NK. È importante che si attivi una risposta aspecifica immediata del sistema immunitario, e a tale scopo l’AHCC può essere molto utile al momento dell’esordio della malattia. Una buona risposta innata determina una corretta attivazione successiva della risposta adattativa, con la produzione di specifici anticorpi.

Trattandosi di un virus nuovo, non vi sono degli studi che dimostrino l’efficacia di AHCC contro il Coronavirus. Tuttavia, essendo questa una molecola attiva nel supportare l’immunità innata contro una serie di specie virali infettive (HPV, virus influenzali, Herpes simplex, Varicella zoster, epatite B, HIV, West Nile Virus, Dengue), si pensa che sia efficace anche contro il Sars-CoV-2.